I labirinti, un percorso interdisciplinare

Francesco Gobbi

 Laboratorio di robotica educativa

Docente d’aula: Angela Gregorini

I.I.S. “Podesti – Calzecchi Onesti” Ancona,

Classe 3F

 

 

 

Le attività della scuola secondaria di secondo grado si sono svolte presso l’IIS “Podesti – Calzecchi Onesti” di Ancona con una classe terza del corso di Grafica e Comunicazione, coinvolta in un’attività interdisciplinare sul “labirinto”.

Anche in questo caso la prima lezione si è concentrata sul concetto di istruzione con metodologia unplugged. La maggiore età degli studenti ha consentito uno svolgimento diverso del percorso operativo. Sono state loro sottoposte tre citazioni dal libro di Resnik Come i bambini, sulla tecnologia, ed è stato chiesto loro di visualizzarle. Successivamente è stato presentato il Lego Min- dStorm EV3 già assemblato in motrice e dunque proposta una serie di moduli con la medesima struttura:

– attivazione: l’arte viene considerata come momento evocativo per lanciare una sfida
– implementazione: la sfida viene affrontata e risolta con i Lego MindStorm

– generalizzazione e discussione: si cerca di individuare situazioni simili nella vita reale. Il primo modulo ha preso avvio dalla let- tura dal canto I dell’Inferno della Divina Commedia, limitatamente al livello diegetico. Dante, dopo essersi smarrito nella selva oscura, compie un tragitto nel quale sfugge alle tre fiere che lo ostacolano e incontra Virgilio che lo accompagnerà nel suo viaggio. La storia è stata tradotta con un percorso nel quale i robot dovevano raggiungere un primo punto senza fermarsi (le tre fie- re), andare verso un secondo punto e fermarsi per 3 secondi (Virgilio) e poi uscire in un varco preciso. Questo primo modulo non richiede ancora l’uso di sensori, ma solo di comandi start/stop e sterza per i motori. Nella soluzione del problema si possono inserire vincoli differenti per renderla più difficile: cercare il tra- gitto più breve (richiede la realizzazione di percorsi rettilinei non ortogonali), impiegare meno tempo possibile (richiede il corretto bilanciamento della velocità del motore). Ogni team ha ideato un tracciato diverso per risolvere il problema: alcuni hanno preferito usare tratti ortogonali, altri hanno ideato un percorso curvilineo. Al termine dell’attività abbiamo discusso e messo a confronto le varie soluzioni. Inoltre i ragazzi hanno riconosciuto che tram a guida autonoma possono avere comportamenti simili ovvero possono essere programmati in questa maniera.

Il modulo successivo ha preso spunto dalla visione del film Harry Potter e il calice di fuoco di Mike Newell, dalla lettura di un capitolo del libro da cui esso è tratto, e dal lavoro di analisi testuale che ha posto a confronto la rappresentazione del labirinto nell’una e nell’altra forma narrativa attraverso il riconoscimento delle specificità espressive del cinema e la ricognizione delle differenze rispetto all’opera letteraria.

L’attività svolta ha permesso di introdurre i primi sensori e in parti- colar modo il sensore di colore. Sono state lanciate due sfide. Nella prima gli studenti dovevano programmare il robot per centrare un obiettivo (un cerchio marrone era la Coppa Tre maghi del film) per poi tornare al punto di partenza (un quadrato colorato a rappresentare il casato di appartenenza di Hogwarts, Grifondoro, Corvonero, Tassorosso, Serpeverde). Questa sfida presentava due varianti: nel- la prima l’oggetto da cercare era posto in maniera casuale, nella se- conda casuali erano anche i punti di partenza dei robot. La seconda sfida utilizza ancora il sensore di colore con la funzione riflessione per far seguire una linea ai robot (il labirinto unicursuale del filo di Arianna). I ragazzi si sono sfidati su due percorsi differenti e hanno incontrato non poche difficoltà a risolvere un problema apparentemente semplice. La discussione ha portato a riflettere su come sia possibile gestire un magazzino con mezzi automatici in grado di seguire linee colorate diverse sul pavimento.

Le suggestioni visive scaturite dal film e da alcuni albi illustrati dedicati ai grandi labirinti hanno permesso di introdurre il sen- sore di distanza e di realizzare un percorso dal quale cercare di uscire. Nella prima versione gli studenti hanno programmato il robot conoscendo il punto di partenza e di arrivo, quindi il per- corso era noto. Nella seconda versione il robot era posizionato casualmente, quindi il percorso era ignoto e dettato solo dai sensori. La riflessione e la discussione finale ci hanno portato ad affrontare la questione delle auto a guida autonoma, sia dal pun- to di vista tecnologico che etico. Ma il percorso labirintico, per i giovani grafici, continua ramificato in altre letture, visioni, analisi, dal Minotauro di Dürrenmatt a Shining di Stanley Kubrick: le molteplici forme e i molteplici significati del dedalo, da quello lineare di Cnosso a quelli multicursali dell’età moderna a quelli reticolari della contemporaneità, li hanno di fatto catturati.