Robot in scena

Francesco Gobbi

Laboratori di Robotica educativa

 

Docente d’aula: Marzia Bacolini

I.C. ”Faà di Bruno” Marotta
classe 1° A, scuola secondaria di 1° grado

 

 

 

Le attività della scuola secondaria di primo grado si sono svolte presso l’I.C. “Faà di Bruno” di Marotta. Con gli studenti della classe prima si è realizzato il progetto Robot in scena, con l’obiettivo di creare una sceneggiatura in cui il robot fosse l’attore.
Il percorso è iniziato con un’attività unplugged quale introduzione al coding. I ragazzi sono stati sollecitati a scoprire come l’istruzione sia un comando semplice e non ambiguo. Il docente ha svolto il ruolo del robot il quale volutamente interpretava in maniera “originale” le istruzioni dei ragazzi. Così gli studenti sono passati da un comando generico e ambiguo “vai avanti” a un’istruzione “avanza di 1 metro”1. Questi esercizi sono stati applicati anche per far comprendere l’importanza dell’intelligenza umana. La robotica non può precedere per tentativi casuali, ma richiede l’analisi del problema e l’elaborazione di una strategia di soluzione. Per rafforzare l’idea che la tecnologia è secondaria al pensiero, ho ideato un semplice gioco da svolgere in classe. Ogni team poteva scegliere tra diverse tecnologie: un tablet, un computer, una calcolatrice scientifica, una calcolatrice semplice, carta e penna, oppure nulla. Ovviamente ogni gruppo ha cercato di assicurarsi la tecnologia più avanzata. Il compito consisteva nel risolvere il problema utilizzando il mezzo scelto. Inizialmente è stato chiesto ai team di risolvere semplici operazioni (2+5, 6×2).  Il gruppo senza nessuno strumento era ovviamente il più veloce a rispondere. Man mano che le operazioni diventavano con più cifre a prevalere era il gruppo dotata di calcolatrice semplice. Il computer e il tablet non si dimostravano efficaci per la soluzione  per questi problemi. Il confronto e la successiva discussione hanno spinto i ragazzi ad approcciare in maniera critica la tecnologia.
Successivamente è stato introdotto il micro:bit, piccolo microprocessore ricco di sensori e facile da programmare. La scelta è caduta su questa tecnologia perché estremamente economica e flessibile. Permette di essere programmata (coding) e assemblata (making) per realizzare piccoli automi. I ragazzi, dopo aver appreso le principali caratteristiche del circuito, hanno sviluppato programmi sempre più complessi. Dalla semplice gestione degli output (scrivere il proprio nome o generare una musichetta) e degli input (simulare un dado quando il circuito viene fatto oscillare) all’elaborazione di programmi che richiedono cicli, istruzioni condizionali, uso delle variabili.
Al termine di questa prima fase sono stati introdotti i motori (servo motori e motori elettrici). A questo punto gli studenti sono stati sfidati a realizzare con del cartoncino e un servo motore una porta che si aprisse: un problema apparentemente semplice, ma che richiede manualità e creatività.
La seconda fase del progetto è iniziata con l’assemblaggio del mini robot. Questa attività ha richiesto un grande sforzo di concentrazione e di collaborazione da parte dei team. Le parti da assemblare erano di dimensioni ridotte e anche il riconoscimento dei vari pezzi non era affatto semplice. I gruppi che hanno proceduto con ordine e precisione hanno portato a termine il lavoro rapidamente. Si è dunque è passati alla programmazione dei robot: il semplice movimento ha suscitato nei ragazzi un entusiasmo difficile da contenere, ma pienamente giustificabile. Nelle lezioni successive sono stati guidati all’uso dei sensori presenti nel robot: il sensore di distanza per evitare ostacoli oppure fermarsi davanti ad essi, il sensore di luminosità per bloccarsi davanti a una linea oppure seguire un percorso prefissato.
Sulla base delle indicazioni ricevute, i ragazzi, infine, hanno ideato la loro storia e vestito il robot per realizzare il personaggio.
Come esempio è stato proposto il topolino meccanico che compare nel film Hugo Cabret di Martin Scorsese, la cui visione rientrava tra le attività di laboratorio.
Il lavoro è stato svolto con la collaborazione dei docenti dell’Istituto, in particolar modo dell’insegnante di italiano, che ha curato la creazione della sceneggiatura, e dell’insegnante di tecnologia che ha seguito le varie fasi di realizzazione.